Enviromental and Territorial Engineering 2

Probabilmente la natura assai eterogenea di questa branca dell’ingegneria comporta, negli studenti, una certa astrazione, la mancanza di un “focus” principale e finale, come invece avviene per un allievo di ingegneria civile, che tutto quanto studia – fondazioni, strutture, progettazione architettonica, impianti idraulici ect – sa essere rivolto al focus costruzione civile; o come per uno studente in ingegneria industriale che studia tutta la componentistica della macchina; o ancora di un informatico, che andrà ad analizzare il funzionamento di un sistema computerizzato. Tanto è vero che il corpo docente è caratterizzato da una variegatezza enorme di differenti background culturali (ingegneri civili – e, poi, talvolta cinicamente classificati in idraulici, geotecnici, strutturisti, urbanisti, topografi, costruttori idraulici, fondazionisti – ingegneri meccanici, chimici, elettronici, informatici, architetti, scienzati ambientali, giuristi, economisti).
Quelli che mancano, per la giovanezza del corso di laurea stesso, sono docenti laureati in Ingegneria Ambientale. Siamo abituati, cioè, (vedi il post “Cosa comporta l’Etica nell’Ingegneria” nella Categoria “L’Etica nell’Ingegneria) ad essere trattati dai docenti di ingegneria civile come normali studenti di ingegneria civile (attenzione, non mi riferisco alle materie di base, ma a quelle dei corsi avanzati) o dai docenti di ingegneria chimica come normali studenti di ingegneria chimica e così via, senza operare alcuna azione discriminante, proprio perchè non conoscono nemmeno loro il nostro focus finale.
Lo studio approfondito di materie civili permetterà all’allievo di operare, ad esempio, la stabilizzazione di un pendio, oppure analogamente, lo studio di materie chimiche permetterà la progettazione di un impianto per il trattamento dei rifiuti. Tutte cose che ingegneri civili e chimici, rispettivamente, sapranno fare come e meglio di noi probabilmente. La conoscenza, talvolta moto approfondita e poi così simultanea, di alcune materie da parte di un allievo ingegnere ambientale, deve costituire qualcosa di diverso. Le conoscenze tecniche non devono farci precipitare, quando è commissionato un progetto, alla loro applicazione, perchè potremmo essere non difficilmente superati da menti più preparate, da profili più specializzati. No. Dobbiamo fare la differenza. Dobbiamo utilizzare il background culturale per riuscire a stabilire quel progetto a chi serve, se davvero all’ambiente e al territorio, cioè alla gente, oppure per riempire le tasche del furbetto del quartierino di turno. Ho parlato con alcuni docenti di queste idee, e molti di loro concordano, e anzi, alcuni di loro le realizzano nel quotidiano. Daltronde sono PhD (acronimo di Philosophiæ Doctor) cioè filosofi della materia. La loro principale fonte di guadagno non perviene dalla progettazione ma, oltre allo stipendio, da qualche consulenza talvolta proprio contro queste piccole-grandi opere. Ma quando guardiamo alla realtà degli ingegneri “normali”, quelli che per vivere esercitano la professione, quando capita loro la commissione per una opera, piccola o grande che sia, non è possibile pensare che possano rifiutarla solo perchè c’è il sospetto che non sia davvero utile. Come si dice a Napoli: prendi il buono quando viene che o’malamente non manca mai. L’ingegnere ambientale deve invece imporsi questa condotta, perchè questo è il suo lavoro. Cha ne pensate?

Enviromental and Territorial Engineering 2ultima modifica: 2007-06-24T09:55:00+02:00da ambter
Reposta per primo quest’articolo

7 pensieri su “Enviromental and Territorial Engineering 2

  1. INGEGNERIA PER L’AMBIENTE E IL TERRITORIO…una scelta fatta a poco più di 17 anni da me, una ragazza che ha sempre nutrito amore per il SAPERE, per la conoscenza..e per le NOVITà!Una scelta fatta un po’ perchè l’aria dell’ingegneria l’ho respirata sin da quando sono nata ma soprattutto perchè mi ha sempre allettata l’idea del NUOVO ingegnere che va al di là delle case, dei ponti e delle strade e si preocuppa di problemi connessi all’amb e al terr. Sono sempre stata convinta della mia scelta ed oggi, a distanza di 4 anni sono contenta di aver intrapreso questa strada.
    Credo, anzi sono convinta che la figura dell’ing. stia venedo fuori in questi anni, siamo noi stessi che “ci stiamo plasmando” e se a te, caro pasquale, non piace la maniera in cui ci stiamo formando, se ti va stretto il fatto che nessuno dei nostri prof sia ing per l’amb e il terr, mi domando come pensi di continuare?, sei privo di entusiasmo? nutri passione per quello studi? perchè, sai, spesso sembra (probabilmente è così) che tu non sia per nulla soddisfatto di ciò che ti sta attorno!
    Per quanto concerne l’etica (dal greco έθος, ossia condotta, carattere), penso sia qualcosa di molto profondo e personale, prescinde dagli studi, è legato alla tua persona e di certo non la si compra al mercatino dell’usato ma la si acquisisce con il tempo, non stando chini sui libri come diceva francesco ma tenendo la testa alta, stando dritti, la si acquisisce SOLO con la formazione PERSONALE.
    E’ proprio quello di cui molti hanno bisogno, una “buona figura professionale” non può prescindere da una “buona PERSONA”.
    Impegnamoci ad essere delle “buone persone”, perchè per essere buoni ingegneri c’è tempo!
    Saluti

  2. Cara Agnese, ho voluto fare l’ingegnere da quando avevo 6 anni, senza aver nemmeno un geometra in famiglia. Per me è una professione meravigliosa. Le “battaglie” che uno può fare contro le cose storte, non le fa sempre perchè sta male dentro e vuole portare la rabbia e la zizzania anche al di fuori di se. Mi è sembrato questo il modo in cui intendi le mie azioni. A volte queste “battaglie” le senti dentro proprio per la causa opposta: perchè non riesci ad accettare cose che non faresti mai. Forse non lo sai, ma quando frequentavo il secondo anno, e chi era con me (sia civili che ambientali) se ne ricorderà, mi ero fatto promotore di una “battaglia” che dopo tanti sacrifici (credimi), dopo tanto tempo, dopo alcune derisioni e qualche rapporto incrinato, siamo riusciti a vincere. Mi riferisco alla nascita del corso di laurea specialistica in “Difesa del suolo” e alla possibilità, a chi aveva frequentato un corso “professionalizzante” durante la laurea triennale (sempre sia civili che ambientali) di proseguire regolarmente la rispettiva specializzazione (anche perchè all’epoca non vi era chiarezza sui debiti ect). Decine di volte ho chiesto, spesso con insistenza e guadagnandomi l’impazienza dei docenti, la necessità di dotarci di un calendario didattico. Decine di volte ho fatto notare come a Napoli e negli altri atenei italiani, i corsi iniziavano a settembre e non a novembre come noi. Che avevano la possibilità di giugno e luglio per fare esami e non solo 3 settimane di luglio come noi. Spesso sento dire che i problemi non si risolvono perchè ognuno si fa i fatti suoi (non proprio con queste parole). Io non voglio essere così. Voglio farmi i problemi degli altri: ai miei ci penserà Dio.
    Nutrire passione per quello che studio? Non so, ma di sicuro nutro passione per quello che voglio fare dopo, per come vedo l’ingegnere per l’ambiente ed il territorio. Daltronde quello che studi è il frutto di ragioni interne alle politiche universitarie. Se vi fosse stata la possibilità avresti fatto esami completamente differenti da quelli attuali. Non hai mai visto i manifesti degli studi delle altre facoltà, magari delle più prestigiose? Talvolta non hanno niente a che vedere col nostro.
    Ti lascio in “Download” il documento “Seconda Università: ma seconda a chi?” che è stato il manifesto, da me redatto, con il quale ci candidammo io e quelli che sono attualmente rappresentanti degli studenti. Questo non è forse entusiasmo?
    Per quanto riguarda l’etica, attenzione: non è morale. Qui non si fa la morale a nessuno. La morale, (ribadiamolo), non attiene alle discipline tecniche, ma l’etica si. L’etica si studia. La facoltà di ingegneria di Pavia (una tra tante) ha un corso di “Etica Ambientale”.
    Qui, nella certezza che di etica non se ne parli mai troppa (ditemi quante volte l’avete sentita nominare) si sta creando un incontro di pensieri per cercare di definire l’etica nell’ingegneria ma non per gli altri, non per scrivere un libro, non per fare chiacchere ma per cercare di riflettere sui temi di oggi, che saranno quelli che incontreremo domani; allenarci a discutere, scambiarci opinioni, raggiungere uno spirito critico come esercizio per quando dovremmo affrontare noi per davvero ( e probabilmente tra non molto) tali questioni.
    Un abbraccio.

  3. Io credo che a Pasquale piace fin troppo ciò che studiamo, e che sicuramente non gli manca la passione per l’indirizzo di studio che ha scelto, anzi forse per è proprio la sua passione il suo interesse a spingerlo ad intraprendere delle “battaglie” per poter migliorare l’ambito universitario in cui siamo. D’altronde se stiamo, anche se da pochi giorni, scambiandoci delle idee su argomenti più disparati è grazie a lui che ha ideato questo blog. Noto però che tra noi studenti della Laurea specialistica siamo in pochi a lasciare commenti vorrei invece che ci fosse un coinvolgimento maggiore .Allora Pasquale dacci dentro, da oggi hai un alleato in più nel sottoscritto e cerchiamo di scuotere anche gli altri nell’intraprendere iniziative che possano farci crescere insieme.

  4. Concordo con Francesco, onore e merito a Pasquale per aver ideato questo piccolo spazio dove è possibile incontrarci, scambiare opinioni, idee, discutere insomma e forse anche conoscerci un po’, che dite?dato che la conoscenza che abbiano o meglio che io ho di voi e viceversa è poca cosa, diciamo che il tempo che trascorriamo all’uni pur essendo tanto non è mai abbastanza per capire l’altro! E’ proprio per questo che io non so nulla di Pasquale, probabilmente ho confuso questo suo spirito “di lotta” con la sua passione per l’ingegneria e me ne scuso!
    Diventerò una visitatrice assidua di questo blog, non temete!!!
    Francesco, per gli altri non devi meravigliarti più di tanto, non puoi pretendere che tutti siano come te, probabilmente non hanno voglia, non hanno tempo per navigare (lo so sono soltanto scuse perchè il tempo si trova….per fare tutto), ma che ci vuoi fare nella vita mi hanno insegnato a lamentarmi poco degli altri, a guardare sempre “il meglio” nell’altro…probabilmente sarò l’ultima Alice, peccato che questo non è il Paese delle Meraviglie!
    Saluti

  5. Essere automi che studiano come dannati (sia x il carico di studio propostoci,sia x le condizioni a volte non proprio agevoli,a maggior ragione ora che fa davvero molto caldo) che danno esami e che se ne tornano a casa non giova a nessuno,nè ai docenti,nè all’università nè a noi stessi. Il corso di studi che abbiamo intrapreso è uno dei + belli dell’ingegneria ma anche uno dei + giovani e quindi ha bisogno di tempo per essere metabolizzato dalla società e da noi stessi.
    Siamo un popolo senza leader perchè nella nostra università ,nella nostra facoltà non c’è nessuno che si sia laureato in questo ramo ingegneristico nè qualcuno a cui ci si possa rivolgere x parlarne. E mi riferisco ad una persona che abbia nel proprio curriculum l’anima ambientalista.Si , Minale,Greco e gli altri sono bravi e ti staranno ad ascoltare e ti daranno 1000 consigli ma non hanno nè avranno il “marchio” (nel senso buono) di ingegnere ambientale.Allora c’è poco da fare, noi siamo fabbri del nostro destino,siamo pochi e siamo i primi quindi, dobbiamo fare in modo di interagire quanto + possibile tra noi x cercare di inserirci in una società che non ci conosce ,che non sa nulla di noi.Il nostro mondo sta cambiando rispetto ad esempio a 20 anni fa e sta cambiando focalizzando i problemi soprattutto nel campo delle risorse che l’uomo ha a disposizione e dell’uso che se ne fa…ma quando parlo di risorse non parlo di cose campate in aria,parlo di aria,acqua,di suolo.Chi + di noi ne puo’ sapere?Chi + di noi puo’ cercare di intervenire x ottimizzare le risorse o quantomeno salvare il salvabile?Ben venga il panino insieme e le chiacchiere x distenderci i nervi (fin troppo provati) ma cerchiamo di costruire una coscienza ingegneristica che ci serva nella professione ed anche nella nostra vita futura di uomini e donne,padri e madri.A presto…

  6. Cari amici, vi voglio un gran bene. Desidero tanto che questo forum sia qualcosa di costruttivo. Spero che possa elevarsi anche a livello più tecnico, quasi da essere una fonte qualificata ed attendibile da cui attingere informazioni ingegneristiche. Diamo tempo al tempo, daltronde in 5 giorni cosa vuoi che si riesca a fare. O piacere, però, d’informarvi che è gia stato visitato da centinaia di persone diverse, con circa 1200 pagine visitate. E i commenti lasciati, anche se pochi, mi hanno fatto subito piacere.
    A proposito, che non si parli mai di me, nel senso che questo blog è nostro, è realizzato dagli studenti della F. d’Ing. Ambientale della SUN e lo è per noi e per chi vuole approfondire tematiche in materia ambientale, di pianificazione territoriale, di pianificazione famigliare (ultimo post), di necessità di costruire alcune opere, di incapacità della politica e della tecnica di risovere alcune incalzanti questioni (di cui, come già detto, sarebbe opportuno alzare il calibro scientifico) magari portando e condividendo ognuno le proprie competenze specifiche, aspirazioni, passioni particolari per l’economia, la geotecnica, l’ingegneria chimica, l’urbanistica, l’idraulica, le strutture e così via. Un grazie di cuore a tutti.

  7. Agnese, la mia non era una lamentela nei confronti degli altri, ne tantomeno vorrei che fossero tutti come me, in quanto non mi ritengo in maniera più assoluta un essere perfetto, anzi. Il mio voleva essere solo uno sprono nei loro confronti (semmai un giorno capiteranno su questo blog) ad essere più partecipi, in quanto credo che quanti più siamo, maggiori saranno le idee, maggiori i punti di vista e maggiori le sfaccettature di un qualunque argomento.

Lascia un commento