“L’acqua in più e l’acqua in meno”: parte I

Il 25 e 26 Ottobre scorso la Reggia di Caserta é stata teatro di un convegno sul problema della difesa delle acque e dalle acque, fortemente voluto dalla sezione campana dell’Associazione Idrotecnica Italiana, dall’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Caserta e dalle facoltà di ingegneria dell’Università Federico II di Napoli e della Seconda Università di Napoli.

Questo che segue è una sintesi di quanto avvenuto nella prima delle due giornate di riunione.

Ad aprire il convegno è stato l’organizzatore Prof. Ing. G. De Martino, presidente della sezione campana dell’AII, a cui sono susseguiti il presidente generale dello stesso ente, il presidente dell’ordine degli ingegneri casertani, il sindaco di Caserta, il presidente della provincia. In particolare è stato l’intervento dell’On.le De Franciscis a destare una inaspettata sorpresa. Il suo discorso, tra l’altro riportato su alcune testate giornalistiche locali, si é aperto subito con una chiara delucidazione circa la realtà che ha incontrato ed incontra nell’affrontare i grandi temi politici, quali la gestione dell’acqua e dei rifiuti. Subito ha spiegato come la soluzione delle problematiche campane siano affette da sindrome di castello kafkiano. In particolare su quest’ultimo ha esordito dichiarando che per discutere di rifiuti deve rivolgersi a tre commissari straordinari, ad una molteplicità di altri personaggi nelle P.A. e ad una veggente… Questa sua illustrazione ha certamente lasciato un tono di compassionevole comprensione nel pubblico. Forte di ciò, il presidente della Provincia ha incalzato introducendo nel suo forbito discorso i fattori “N” , “Z”, “gamma” e “beta”. Il fattore N è Napoli, che riceve acqua dalle sorgenti dell’alto casertano e in cambio rifornisce di rifiuti le province adiacenti. Il fattore Z, non confessato dallo stesso De Franciscis ma facilmente comprensibile per i riferimenti alle attività di missionari e vescovi contro la privatizzazione dell’acqua, dovrebbe riguardare padre Alex Zanotelli. In questo strano linguaggio in codice, che mi é sembrato un eccezionale modo per fare nomi e cognomi senza farne, i fattori gamma e beta, invece, dovrebbero appartenere a sindaci e personaggi politici, stavolta, però, non immediatamente identificabili. Una cosa è certa: il Presidente non ha parlato di fattore “C”. C come Caserta, Camorra o altro…

Un intervento altrettanto rilevante, ma fuori programma, è stato quello del prof. Oreste Greco, ex preside della facoltà di Ingegneria di Aversa, il quale, riallacciandosi alla frase dell’attuale preside prof. Di Natale – che ricordava come tutti (riferendosi agli accademici) provenissero dalla stessa quercia della facoltà napoletana – ha incarato la dose in difesa del fattore N, essendo un napoletano verace e già consigliere dell’ordine degli ingegneri di Napoli. L’ex preside, che ha guidato sin dalle origini la facoltà di Ingegneria di Aversa, ha ricordato l’onore che la SUN riveste nel chiamarsi Seconda di Napoli, che la facoltà Fedriciana è per tutti un modello da seguire e che i collegamenti con l’ateneo partenopeo dovrebbero tosto rafforzarsi ulteriormente.

L’apertura dei lavori vera e propria è avvenuta con il gentilissimo prof. Ing. Rasulo, con il suo intervento su “Le aree a rischio allagamento: dalla delimitazione alla messa in sicurezza”. Ci tengo a sottolineare un paio di espressioni, che gli costeranno caro perchè il sottoscritto, intrattenendolo per delucidazioni, gli farà saltare il primo turno di pranzo. La prima frase, da inserirsi in un contesto più ampio, è stata: “…in attesa che si decida di fare qualcosa per Sarno…”. La seconda è stata: “I fondi da stanziare saranno per le zone in pericolo o per quelli che saranno in pericolo anche dopo gli interventi di messa in sicurezza?”. Un problema atavico.

A seguire, il prof. Giugni “Sul deflusso minimo vitale” ha illustrato la difficoltà di definire questo parametro, che spesso è basato sullo studio di alcuni bioindicatori (trote). Le metodologie impiegate in letteratura sono quella svizzera, che impiega il Q347 (la portata che defluisce 347 gg/anno); quella francese (che calcola il deflusso minimo come il 10% della media annua); quella statunitense (che usa a Q7-10, cioè la portata valutata in un intervallo di 7 gg con periodo di ritorno 10anni).

Il prof. Di Natale ha proposto i suoi recenti studi sulla distrettualizzazione ottimale delle reti idriche per il controllo delle perdite, con un sistema sperimentale per il telecontrollo già attualmente installato nel sito pilota di Monteruscello (NA). Da apprezzare la disponibilità del preside Di Natale a condividere i risultati sin ora ottenuti, ad integrarli con il lavoro altrui e a stabilire collaborazioni con altre facoltà.

Nel pomeriggio una serie di interventi programmati come sezione “poster” sono stati tenuti da diversi docenti delle facoltà di Napoli, SUN, Salerno, Cassino, Palermo, Bari ect.

“L’acqua in più e l’acqua in meno”: parte Iultima modifica: 2007-10-29T14:51:41+01:00da ambter
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