MoSE: Parte I_Le Illegalità Civili

Vorrei approfondire la questione veneziana “MoSE” iniziando, in questa “Parte I”, a trattare le illegalità civili, per poi, successivamente, concentrarci sulle questioni etiche ed infine su quelle prettamente tecniche.

Tre livelli d’illegalità contrassegnano la vicenda del MoSE.

1)Non esiste un progetto esecutivo del complesso di opere di cui si è iniziata la realizzazione, obbligatorio per legge.
INFATTI
non si sa ancora se l’opera costerà 4 o 5 bilioni di euro, e a quanto ammonteranno i costi di manutenzione annui.

2) L’unica esistente valutazione d’impatto ambientale, obbligatoria per legge, è negativa (sebbene il decreto che la ratificava sia stato annullato dal TAR per ragioni formali).
INFATTI
– Il 20 luglio 2006 la Commissione Ambiente del Senato ha approvato una risoluzione che, facendo proprie le osservazioni critiche e preoccupazioni avanzate dal Sindaco e dal Consiglio comunale di Venezia per il pesante impatto ambientale del Mose, invitava il governo ad avviare una verifica tecnica delle proposte di revisione progettuale degli interventi alle bocche di porto”. 
- Ricordo che l’opera in questione non è provvista della necessaria Valutazione di Impatto Ambientale, a seguito dell’annullamento disposto dal Tar Veneto (22 giugno 2000) del decreto negativo di compatibilità ambientale del 1998, per difetto di forma dovuto alla difformità fra il parere positivo della Soprintendenza di Venezia e quello negativo del Ministro dei Beni Culturali.
– E proprio per tale pronunciamento del Tar, il Consiglio dei Ministri nel marzo 2001 ribadì la necessità, una volta esauriti gli approfondimenti progettuali, di applicare il DPCM 27 settembre 1997, che prevede una valutazione di impatto ambientale (ai sensi dell’art. 6 della L 349/86).
– Non si comprendono allora i motivi della recente approvazione a maggioranza, in Consiglio dei Ministri, per procedere alla realizzazione del MoSE, pur in assenza di una valutazione ambientale e con parere contrario del ministro competente su questa delicata materia, regolata anche dal diritto comunitario.
– Si tenga presente che il MoSE è attualmente il più grande cantiere d’Europa ed uno dei più grandi del Mondo.

3)Il Consorzio Venezia Nuova non avrebbe più potuto, per la legge 24 dicembre del 1993, n°527, (in particolare comma 11 dell’art.12) essere “concessionario unico” per gli studi, le sperimentazioni, le progettazioni e l’esecuzione dei lavori.

Il MoSE in NOMI E COGNOMI:

Il MoSE rappresenta il Capolavoro dell’allora Doge Gianni De Michelis, esponente di spicco del Governo e del Partito degli Affari degli anni ‘80, che introdusse, nella seconda legge speciale per Venezia, la n. 798/84, la possibilità di dare IN DEROGA A TUTTA LA LEGISLAZIONE SUI LL.PP. in concessione UNICA ad un UNICO soggetto gli studi, le progettazioni e le opere per la salvaguardia di Venezia e della sua laguna di competenza statale.
Guardacaso, il CONSORZIO VENEZIA NUOVA, potente pool di imprese ingegneristiche, si era appena costituito.
La parte del leone nel C.V.N. – all’epoca – la faceva Impresit, poi diventata, cambiando nome ed in parte assetto societario, Impregilo – emanazione della Fiat.

Ora la maggior parte delle sue quote, a testimoniare il disimpegno Fiat nell’area, sono state acquistate dalla Impresa Costruzioni Ing. E. Mantovani Spa, che detiene complessivamente il 32% delle quote del pool di imprese concessionario unico, e che, in pratica, con l’entusiastico appoggio del governatore Galan, detiene il monopolio di tutte le grandi opere del Veneto. Presidente e colonna portante della Mantovani è l’Ing. P. Baita, coinvolto e poi assolto in Tangentopoli in quanto Direttore del “Consorzio Venezia Disinquinamento” . Presidente del C.V.N. è il padovano Ing. Mazzacurati, che ai tempi della costituzione del consorzio era direttore tecnico.

Dunque:
I° Caso anomalo: Sistema della Concessione Unica.
II° Caso anomalo: Il concessionario è un tutt’uno con l’istituzione statale che assegna i lavori e che lo dovrebbe controllare, il Magistrato delle Acque di Venezia.
III° Caso anomalo: il compito di salvaguardia dell’ecosistema più delicato al mondo è affidato al Ministero delle Infrastrutture, che di solito fa strade e ponti, e non ad una Autorità di Bacino dipendente dal Ministero dell’Ambiente, così come prevede la legislazione esistente sul regime dei suoli e delle acque.

Persino l’I.U.A.V (la prestigiosa facoltà di Architettura) che ha sempre rappresentato un punto di vista tecnico/scientifico critico in città, per quanto riguarda il futuro urbanistico e di sviluppo di Venezia, è stata praticamente comprata dal Consorzio Venezia Nuova. C’è una convenzione milionaria (650 milioni di €) tra I.U.A.V. e C.V.N. per consulenze e la progettazione di opere di abbellimento e di mitigazione dell’impatto ambientale.
Opere che gli ambientalisti hanno definito i “mutandoni del Mo.SE” e che alla fine di marzo del 2006 la stessa Soprintendenza ai Beni Ambientali ed Architettonici ha bocciato.
Altro ente che si configura in questo scenario è il CORILA, che si autodefinisce super partes (ma da quello che vidi a Venezia il luglio scorso, in occasione del convegno Coastal Structures, non mi pare affatto) ed indipendente dal concessionario e dal M.A.V.
CORILA è un’associazione (Università Ca’ Foscari di Venezia, l’Università I.U.A.V. di Venezia, I’Università di Padova e il Consiglio Nazionale delle Ricerche). Ente no-profit vigilato dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR), costituisce il punto di riferimento per gli studi scientifici sulla laguna di Venezia. È stato fondato nel 1999 per coordinare e gestire le ricerche, fornendo un supporto informativo agli organismi politici e alle pubbliche amministrazioni incaricate di stabilire le politiche per la salvaguardia. II primo Programma di ricerca (2000-2003) è costato circa 10,8 milioni di euro, di cui quasi il 60% e stato finanziato dal MUR attraverso la Legge Speciale. II secondo Programma di ricerca (2004-2007) ha un contributo della Legge Speciale di circa 6 milioni di euro. Il Corila è sul “libro paga” del Magistrato alle Acque (M.a.v) – Consorzio Venezia Nuova: ha in carico il monitoraggio dei lavori in laguna. Contemporaneamente, in quanto struttura del Ministero dell’Università e della Ricerca, gli viene richiesto di esprimersi sui progetti alternativi al Mo.S.E. proposti dal Comune; naturalmente il parere è negativo, anche se questo non convince il Ministro Mussi, il quale voterà contro alla delibera proposta da Di Pietro e Prodi nella seduta del Consiglio dei ministri del 10 novembre scorso che dà il via libera al Mo.S.E.. Del resto in Consiglio d’Amministrazione del Corila ci sta pure il presidente del M.A.V. ing. M. Giovanna Piva, che è l’ente committente dei lavori per il Corila, come pure il prof. F. Indovina, pure consulente del C.V.N., e il prof. G. Zanetto, ex assessore all’Ambiente del Comune di Venezia nella seconda metà degli anni ’90 e barone universitario dell’entourage di P. Costa che, ricordiamolo, fu pure Rettore di Ca’ Foscari.

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MoSE: Parte I_Le Illegalità Civiliultima modifica: 2008-01-15T16:46:34+01:00da ambter
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